
Hans Ulrich Rudel
Dall’Ombrello allo Stuka
Nel 1924 ho otto anni e vivo con la mia famiglia nella casa•parrocchiale di Seiferdau, in Slesia, dove mio padre è pastore protestante.
Una domenica, il babbo e la mamma vanno ad assistere ad una «giornata dell'ala» all'aeroporto di Schweidnitz, e vi conducono le mie sorelle.
Io devo rimanere a casa.
E’ facile immaginare la mia disperazione e poi, al loro ritorno, il fuoco di fila delle mie domande.
Le bambine mi raccontano quanto hanno visto;
ma quel che mi colpisce è la descrizione di un uomo che,- attaccato ad un paracadute, s'e lasciato cadere da un aeroplano giungendo a terra sana e salvo.
Le costringo a disegnarmi il paracadute, poi riesco a farmi cucire da mia madre, con gli scampoli, una piccola calotta.
Vi attacco sotto un sassolino e quando, dopo averlo lanciato in aria, lo vedo discendere lentamente, sono il bambino più felice di questo mondo.
Da quel momento, penso soltanto al paracadute, a come posso usarlo:
questo «grave» problema mi toglie sonno e appetito.
La domenica seguente, i genitori mi lasciano ancora solo in casa.
Agguanto un ombrello e, tenendolo stretto nel pugno, salgo a due a due i gradini fino al primo piano, per fermarmi poi, tutto affannato davanti ad una finestra.
A gran fatica, mi rizzo in piedi sul davanzale con l'ombrello aperto e, senza esitare, prima che mi colga la paura, mi raccomando a Dio e salto di sotto.
Un grosse cespuglio attenua la mia caduta, ma provo un grande spavento:
tutto il corpo mi duole e per di più mi trovo con una gamba rotta.
L'ombrello non ha resistito al «volo»: s'e rovesciato, lasciandomi cadere senza pietà.
Dall'avventura nasce tuttavia una vocazione irresistibile:
voglio volare, voglio divenire aviatore a qualunque costo.
Vado matto per le motociclette:
con due assi e qualche cavalletto costruisco un trampolino rudimentale, poi inforco la mia vecchia motocicletta ed imbocco le tavole a tutto gas;
dopo un salto di due o tre metri riprendo contatto con il suolo e, con una virata brutale che solleva la polvere, torno al punto di partenza per ricominciare.
Mia madre trema di paura;
mio padre mi tratta da apprendista saltimbanco, e la loro scontentezza viene aggravata dalla deplorevole constatazione che i miei compiti scolastici soffrono di questa attività.
Mia sorella maggiore studia medicina e mio padre non può quindi pagarmi l'istruzione lunga e costosa per divenire pilota civile;
Ma ad un tratto, quando nessuno se lo aspetta il governo tedesco decreta la creazione della Luftwaffe e subito il Ministero dell' Aeronautica apre il reclutamento dei volontari per costituire un corpo di ufficiali.
Il concorso per l'ammissione è difficile per quel cattivo scolaro che io sono,tuttavia voglio tentare e la fortuna certamente mi aiuta, perchè, nell'agosto del 1936, vengo invitato a presentarmi alla Scuola di Guerra di Wildpark-Werder il primo dicembre dello stesso anno.











